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Quel pane che sa di pane

Il pane adesso è diventato di moda. Anzi, si è diffusa la tendenza di trasformare i forni in boutiques. Forme e tipologie straordinarie sotto il profilo estetico, ma spesso del tutto senz'anima. All'inseguimento della stravaganza, si finisce così per perdere di vista la natura profonda, inestirpabilmente “pop“ dello sfilatino. Una ragione in più per guardare con affetto quei romantici forni di città che hanno ancora come bussola una bontà tutta giocata sul filo di pochi, consolidati classici.
E' il caso, ad esempio, di Angelo Colapicchioni, fornaio e gentiluomo, che nel suo panificio di via Tacito, nel cuore del quartiere romano di Prati, non deroga da una linea di qualità assoluta. Le sue rosette, ancora di più le ciriole, sono frutto di una sapienza antica, ma soprattutto di una devozione all'impasto come Dio comanda, interpretato cioè senza additivi, né “aggiustatori” di gusto. Pane che sa di pane, per non parlare di una pizza bianca e rossa alla pala, che è manifestazione di cultura golosa.

Il Messaggero, Venerdì 19 Settembre 2003

 

 




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